GRAZIA DELEDDA

Vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926.

GRAZIA DELEDDA - INIZIATIVE ED EVENTI
L’ExMè ospita e promuove mostre, convegni, visite guidate e diverse altre iniziative dedicate alla figura della scrittrice nuorese Grazia Deledda, premio Nobel nel 1926, e agli autori dell’Atene Sarda.

Tra gli eventi ricordiamo: “Una bertula e un libro”, visite guidate nei luoghi deleddiani (CTS Nuoro); “The Beautiful People - La moda incontra la letteratura”, sfilata di moda sullo sfondo delle letture della Deledda; “Il Nobel al Nobel”, reading letterario di Giuliana Pala, Paqujto Farina e Omar Bandinu; “Colori ed Emozioni, da Nuoro a Galtellì e da Galtellì a Nuoro”, mostra del pittore Zizzu Pirisi Spanu dedicata alla Deledda e a Raffaello Marchi, con la partecipazione del coro di canto tradizionale “Sos Cantores de Garteddi”; “Saluti dalla Sardegna – i Costumi sardi in cartolina tra ‘800 e ‘900”, mostra fotografica (Istasac); “Nobel Quiz - Il Cervellone Sardo”, un gioco a quiz coniato in casa che tra le varie peculiarità comprende domande inerenti le opere e la vita della scrittrice; “Viaggio in Sardegna” mostra fotografica di Leopold Wagner (Istasac); “ La filologia della letteratura degli Italiani”, convegno sulle prime edizioni critiche delle opere di Grazia Deledda (Istasac). Riferimenti alla scrittrice ricorrono negli allestimenti del caffè letterario a lei intitolato. I box espositivi del piano rialzato sono nominati con titoli delle opere della scrittrice: L’argine, Fior di Sardegna, Il Dio dei venti, Amore lontano, La giustizia, Anime oneste, Sino al confine, L’incendio nell’oliveto, Il vecchio della montagna, Il paese del vento, Nostalgie, Il flauto nel bosco.

Biografia

"Grazia Maria Cosima Damiana Deledda è nata a Nuoro il 27 settembre 1871 in una famiglia agiata, "un po' paesana e un po' borghese".

Il padre Giovanni Antonio curava i suoi possedimenti, si occupava di commercio e, per diletto, di poesia estemporanea. La madre Francesca Cambosu, donna di costumi severi, era dedita alla casa e alla cura dei sette figli. Frequenta la scuola fino alla quarta elementare, segnalandosi per le fantasiose composizioni in italiano; dopo le vengono impartite in privato lezioni di italiano, latino e francese. Hanno un'influenza determinante nella sua prima formazione la storia della famiglia, segnata da eventi dolorosi, la vita e la cultura della comunità agro-pastorale del borgo barbaricino e la sua esperienza di lettrice autodidatta, in qualche modo avventurosa, che andava scoprendo nuovi fantastici mondi attraverso i libri e le riviste.

L'11 gennaio del 1900 sposa a Nuoro Palmiro Madesani, impiegato dell'Intendenza di Finanza, che qualche mese dopo sarà trasferito a Roma. Nello stesso anno esce a puntate nella "Nuova Antologia" Elias Portolu (pubblicato in volume nel 1903), romanzo di originale impianto narrativo destinato a un successo internazionale grazie alla traduzione francese di Georges Herelle. A Roma conosce scrittori, artisti, critici, editori, segue i dibattiti letterari, le novità editoriali, gli avvenimenti teatrali, ma non ama i salotti mondani.

Conduce una vita riservata tra la cura dei figli, Sardus e Franz, e il lavoro letterario, che procede con ritmo programmato. Un evento eccezionale è il viaggio a Parigi nel maggio 1910. La vasta produzione narrativa dei primi decenni romani comprende i romanzi: Dopo il divorzio (1902), ripubblicato nel 1920 con il titolo Naufraghi in porto, Cenere (1903), da cui è tratta la versione cinematografica del 1916, per la regia di Febo Mari, con Eleonora Duse, Nostalgie (1905), L'ombra del passato (1907), L'edera (1908), Sino al confine (1910), Nel deserto (1911), Colombi e sparvieri (1912),Canne al vento (1913), Le colpe altrui (1914), Marianna Sirca (1915), L'incendio nell'oliveto (1918), La madre (1920), pubblicato in inglese nel 1928 con la prefazione di D. H. Lawrence, Il segreto dell'uomo solitario (1921), Il dio dei viventi (1922), La danza della collana (1924), La fuga in Egitto (1925).

Notevole anche la produzione novellistica, complessivamente oltre quattrocento testi. Fra le raccolte più note: I giuochi della vita (1905), Chiaroscuro (1912), Il fanciullo nascosto (1915), Il ritorno del figlio, La bambina rubata (1919), Cattive compagnie (1921), Il flauto nel bosco (1923). Sono da ricordare, se pur marginali, le prove teatrali: Odio vince, bozzetto drammatico pubblicato in appendice all'edizione riveduta de Il vecchio della montagna (1912), L'edera (in collaborazione con C. Antona Traversi, 1912), La grazia (dramma pastorale in collaborazione con C. Guastalla, V. Michetti, 1921), A sinistra (bozzetto drammatico, nell'edizione Treves de La danza della collana, 1924).

Il 10 dicembre 1927 l'Accademia svedese le conferisce il premio Nobel per l'anno 1926. Sull'onda del successo internazionale pubblica Annalena Bilsini (1927), ambientato nella pianura padana, a cui seguono: Il vecchio e i fanciulli (1928), Il paese del vento (1931), L'argine (1934), La chiesa della Solitudine (1936); e le raccolte di novelle: Il sigillo d'amore (1926), La casa del poeta (1930), La vigna sul mare (1932), Sole d'estate (1933).

Il 15 agosto del 1936 muore a Roma. Ora riposa a Nuoro nella chiesa della Solitudine. Escono postume: la biografia romanzata Cosima ("La Nuova Antologia", 1936; in volume Treves, 1937) e la raccolta Il cedro del Libano (Garzanti, 1939). L'opera della Deledda ha un'aura ancestrale che accredita la presenza di un microcosmo periferico, originalmente connotato, nel mosaico letterario italiano ed europeo." [Giovanna Cerina da: Grazia Deledda, Novelle, a cura di Giovanna Cerina, volume primo, Ilisso, 1996]

Grazia Deledda
Mutiamo tutti, da un giorno all'altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano.
Grazia Deledda
Grazia Deledda
È una mattina d'agosto. Sull'ampio cielo, chiuso dalle linee sottili e frastagliate delle montagne, rese turchine dalla lontananza, passano grandi nuvole cenerine, come mandre di nebbia, che svaniscono sui lembi ancora limpidi d'azzurro.
Grazia Deledda
Grazia Deledda
Tutti siamo impastati di bene e di male, ma quest'ultimo bisogna vincerlo, Antonio. L'acciaio che è l'acciaio viene temprato e ridotto a spada, da chi vuol vincere il nemico.
Grazia Deledda
Grazia Deledda
Vi parrà un romanzo, o mia bionda e piccola lettrice, ma è una storia vera: tanto vera che io, per narrarvela, cambio i nomi delle persone e dei luoghi alle quali e nei quali accadde. Figuriamoci in Sardegna, nella mia verde e sconosciuta Sardegna, e cominciamo.
Grazia Deledda

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